13 Reasons Why: uno spaccato sul dramma del bullismo e la difficoltà di comunicare

13 Reasons Why: uno spaccato sul dramma del bullismo e la difficoltà di comunicare

Scrivo questa recensione/commento/riflessione con un po’ di ritardo, considerando che ho finito di vedere la seconda stagione di 13 già da qualche settimana. Dopo averla terminata, mi è venuta voglia di rivedere la prima e poi di nuovo la seconda (si lo so, sono un tantino masochista), ma stavolta in lingua originale (n.b. molto meglio).

CONTIENE SPOILER SU ENTRAMBE LE STAGIONI

13 Reasons Why è una di quelle serie che ti fanno innamorare e ti devastano allo stesso tempo. Sai come va a finire ancora prima di iniziarla e – proprio come Clay – non puoi far altro che ascoltare. 13 è una storia di solitudine e depressione, uno spaccato sul dramma del bullismo che, in una varietà di forme, viene subito da moltissimi adolescenti e sulla difficoltà di comunicare.

Naturalmente, in mezzo a tutto ciò c’è una storia d’amore mai iniziata, simbolo di come le cose sarebbero potute andare diversamente.

Probabilmente Clay e Hannah sono fatti per stare insieme, ma non riescono mai a dirsi le cose giuste o a parlare del sentimento che provano reciprocamente l’uno per l’altro e questo, alla fine, li allontana. Il loro rapporto è l’emblema della difficoltà di comunicare, della paura bloccante che affligge molti ragazzi (ma che non disdegna gli adulti) perché nella nostra società parlare di sentimenti, soprattutto quelli negativi, è ancora un tabù.

A me la prima stagione piacque moltissimo: uno show coraggioso e brillante, capace di affrontare tematiche molto difficili (e purtroppo reali) in maniera autentica, con alcune scene tanto intense da farti sentire il bisogno di distogliere lo sguardo. Un racconto che mescola tante storie, che lega l’emarginazione all’amicizia,  l’amore al rimpianto. Tutta la faccenda delle cassette è poco realistica? Forse. Questo rende il messaggio dello show meno potente? Decisamente no.

Sul bisogno di una seconda stagione nutrivo alcuni dubbi e devo ammettere che ho trovato un po’ lento il ritmo dei primi episodi. Tuttavia nel complesso mi è piaciuta perché ci ha permesso di esplorare maggiormente gli altri personaggi e la loro versione di quanto successo nella prima stagione. Ho apprezzato che la maggior parte di loro abbia in qualche modo iniziato un percorso di redenzione, ammettendo i propri sbagli ed affrontandone le conseguenze.

I “villain” rimangano Bryce, Marcus e Montgomery che si dimostrano – se possibile – individui ancora più ripugnanti. Nonostante questo ho particolarmente gradito il flashback in cui vediamo Justin e Bryce bambini e la scena tra quest’ultimo e la madre. Lui ovviamente non ha nessuna scusante, ma nessuno è solamente buono o cattivo… la verità è molto più complessa di così e il loro dialogo ci ha permesso di scorgere sfaccettature del personaggio che non erano mai emerse prima.

 

Clay e Hannah

Abbiamo visto Clay attraversare tutte le fasi del lutto: la negazione, il dolore, il senso di colpa e – soprattutto nella stagione 2 – la rabbia e l’accettazione (un tentativo almeno). Il suo personaggio è devastato. Non riesce a dimenticare Hannah perché ne è profondente innamorato e non sa come andare avanti, soprattutto perché chi davvero le ha fatto del male è rimasto impunito. La sua rabbia e il suo senso di giustizia ci spingono avanti, episodio dopo episodio. Con lui esploriamo anche la confusione e il rancore di chi perde qualcuno a causa del suicidio.

La prima volta che il “fantasma parlante“di Hannah è apparso ho pensato che si trattasse di una stupidaggine ma in poco tempo ho realizzato che Clay stava facendo ii conti con se stesso, con tutte quelle domande senza risposta, con tutti quei “e se…“. Un percorso doloroso ma necessario per riuscire a lasciarla andare.

Il suo discorso al funerale di Hannah ci ha regalato una dichiarazione d’amore bellissima:“I love you and I let  you go. So Hannah, wherever you go next, I hope you know that I love you”. Lacrime a fiumi (anche se è giusto così).

 

La scena di Tyler

La scena di Tyler è stata davvero molto forte e probabilmente poteva essere gestita meglio: tutto accade così velocemente che non si ha quasi il tempo di capire cosa sta succedendo. Tuttavia io continuo a credere nell’importanza di parlare apertamente e senza addolcimenti di queste situazioni perché purtroppo esistono e spesso chi le subisce si trova (o comunque si sente) completamente solo ad affrontarle e non sa come reagire.

 

Essere una vittima

Molti hanno criticato Hannah o quantomeno alcune delle sue scelte. Personalmente credo che la vittima perfetta non esista. Ma soprattutto penso che non abbia assolutamente nessuna importanza. Uno stupro o un atto di bullismo non hanno e non avranno mai alcuna giustificazione o attenuante.

Un’altra critica abbastanza diffusa è quella che giudica alcune delle 13 Reasons Why stupide o superficiali.  La verità è che ogni persona reagisce in modo diverso, in base al proprio carattere e alla situazione che sta vivendo in quello specifico momento. Penso anche che gli autori abbiano voluto rimarcare come e quanto le nostre azioni possano influenzare ed avere un impatto, a volte inaspettato, sulla vita degli altri. Come ha detto Hannah, anche le piccole cose contano. Non si tratta ovviamente di appoggiare il suicidio, ma di cercare di capire cosa possa spingere qualcuno ad un gesto tanto estremo.

Comunque a me il suo personaggio piace, forse anche perché Katherine Langford è stata dannatamente brava nell’interpretarla e nel dare voce e corpo alle sue emozioni.

 

Le ragioni per cui no

No matter how matter reasons there are, there are always more reasons why not”.

Credo che questa bellissima scena si commenti da sola. Lacrime a fiumi di nuovo.

 

I genitori

Una menzione particolare va a Kate Walsh per la meravigliosa e toccante interpretazione di Olivia Baker, forse l’unico genitore che è stato davvero sviscerato a fondo in questi 26 episodi. Penso che la sua performance sia stata davvero molto realistica e che ogni aspetto sia stato gestito in modo genuino.

Gli altri genitori li ho trovati troppo superficiali, a volte pure un tantino ridicoli.

 

La mia scena preferita

P.E.R.F.E.T.T.A.

L’amicizia tra Clay e Toni e il legame che si è creato tra tutti loro è una delle mie cose preferite. Ci stanno provando davvero ad essere persone migliori.

Il finale è stato carico di adrenalina e sentimento tra la scena del ballo, la rivelazione di Chloe sulla sua gravidanza, Jessica e Justin (che sono davvero troppo carini insieme) e ovviamente Clay che riesce a convincere Tyler a non compiere una strage.

Tirando le somme, anche se ci sono alcune scelte degli autori che non mi hanno fatto impazzire, la seconda stagione per me è promossa. Sono curiosa di vedere cosa accadrà adesso e come verrà portata avanti tutta la storia, ora che il capitolo su Hannah si può dire concluso.

A voi è piaciuta? Cosa vi aspettate dalla prossima?

 

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